domenica, dicembre 13, 2009

Cosa chiedere di più?

Ci siamo alzati presto, ed abbiamo assistito allo spettacolo dei pescatori Kuna che manovrando abilmente una rete fine fine montata su due rami hanno riempito le loro barche di pescilini piccoli piccoli... ci faranno anche loro la frittura?

Questa mattina è arrivato Apio che con il suo cayucco rifornisce di qualsiasi cosa le barche negli ancoraggi vicini. Oggi ci porta un magnifico King Crab al quale non sappiamo resistere e con ben 3 dollari, questa sera ci offriremo una cenetta da favola.


Nel pomeriggio sentiamo un soffio accanto alla barca ed usciamo increduli: tre globicefali stanno passando accanto alla barca!!??!!

Ma dove siamo arrivati?

















mercoledì, dicembre 09, 2009

La vita a Coco Bandero

Svegliarsi al mattino in un posto come questo è un regalo del cielo…e vien da chiedersi se i Kuna, nella loro esistenza così lontana dai nostri schemi, non siano in realtà molto più vicini alla verità di quanti inseguono le comodità sotto un cielo grigio di smog.

Enzo e Rita hanno scelto questo ancoraggio come loro seconda casa e vi trascorrono diversi mesi all’anno. Sono organizzatissimi! I pescatori gli portano polpi, granseole ed aragoste, Apio gli porta frutta e verdura ed Enzo è un bravo pescatore.

Quando piove riempiono il serbatoio d’acqua ma per il bucato hanno trovato qualcosa che ci lascia stupefatti: un pozzo di acqua dolce!

Sembra che per qualche ragione che ancora ci sfugge, un foro nella terra, profondo poco più di un metro, si trasformi in un pozzo. Il livello dell’acqua sale e scende con la marea e questo fa pensare ad una sorta di filtrazione dell’acqua di mare. Fatto sta che il pozzo c’è e non è mai secco! Enzo lo mantiene pulito e vi getta sabbia bianca per evitare che crescano alghe.

Quindi, per una doccia dopo il bagno e per fare il bucato…beh l’acqua non è un problema. Basta allora organizzarsi per quella da bere ed il gioco è fatto!

















martedì, dicembre 08, 2009

La prima navigazione

Siamo rimasti a Cayo Holandes per qualche giorno per assaporare il piacere dell’arrivo, ma già il richiamo della scoperta ci riporta in mare.
Il reef di Holandes costituisce la prima barriera verso il largo e crea un ridosso su un tratto di mare di poco più di sei miglia. Oggi facciamo rotta verso Coco Bandero e saremo esposti all’onda al gran lasco per una buona metà del tragitto.
Ci aspettano dei vecchi amici, Enzo e Rita con il loro Tatanai. L’ultima volta che ci siamo visti eravamo alle Exumas nelle Bahamas una decina di anni fa: Come saranno? Come ci troveranno? Loro sono qui a San Blas da sei anni ormai ed in questo tempo sono accadute talmente tante cose nella nostra vita che non oserò neanche raccontare per paura di appropriarmi di troppo tempo.
Ma in fondo è così per tutti noi marinai. Viviamo esperienze intense ed é bello ritrovarsi dopo anni in un’altro angolo del mondo.
Intanto costeggiamo isole da sogno tropicale, così belle e così tante che avrebbero potuto fare la felicità di 10 nazioni, ed invece sono tutte qui.
Passiamo bene al largo del reef di Coco ovest per evitare i frangenti alzati dai bassi fondali che, nonostante siano a sette metri, sollevano onde pericolose.
Coco Bandero è un ancoraggio delimitato da quattro isolette disabitate a ridosso di una grande barriera corallina. L’ingresso è mozzafiato, bellissimo. Qualche secca ne ostruisce il canale. Entriamo adagio finché, sulla sinistra, vediamo il Tatanai.
“Che bello rivedervi!”
Passiamo la serata insieme parlando di viaggi e di comuni amici nella bella armonia di un incontro in terre lontane.















sabato, dicembre 05, 2009

Ritorno dalla pesca

Un giro sul reef al pomeriggio sul tardi... e la cena é assicurata!



venerdì, dicembre 04, 2009

Una sorpresa.

Questa mattina c’è un po’ di vento e scendiamo a terra per una passeggiata sull’isola. Già dalla spiaggia vediamo quanto le palme siano un efficace ridosso. Si sta benissimo!

Ci addentriamo qualche metro ed andiamo verso la piccola spiaggetta quando vediamo una serie di buchi. Strano, ma chi sarà stato?

Cinque buchi di una quindicina di centimetri di diametro, profondi una ventina di centimetri.

Tutt’intorno la sabbia è smossa e a guardar bene distinguiamo la sagoma di una grande tartaruga.

Quale privilegio essere da soli su un’isola di buon mattino e trovare le tracce fresche del passaggio di una tartaruga marina!

Temiamo che non sia riuscita a deporre le uova perché sotto uno strato di sabbia c’è della terra ed i cinque scavi fanno pensare che la tartaruga non riuscisse a trovare un luogo adatto.

Poco più in la troviamo delle altre tracce ricoperte di sabbia come dopo la deposizione delle uova il che ci fa ben sperare sul buon esito della ricerca.

Poco più tardi arriverà Ray che per evitare che qualcuno calpesti la zona cancella le tracce e si incarica di sorvegliare l’evoluzione.

Siamo fiduciosi!












giovedì, dicembre 03, 2009

Le molas di Venancio

Una piccola lancia a motore si avvicina da poppa. A bordo un uomo ed un ragazzo, i nostri primi Kuna.
Siamo emozionati e ne abbiamo ragione perché Venancio è uno dei migliori produttori di molas di tutto l’arcipelago.

Ci ripromettiamo di prenderne solo una ma, una volta iniziato lo show, capiamo subito che è impossibile.

Sono spettacolari!

Le molas sono usate dalle donne Kuna nel loro costume tradizionale e fanno parte dell’uso quotidiano unitamente ai winnye, fili di perline avvolti intorno a polsi e caviglie rappresentanti figure geometriche.

La lavorazione delle molas è fatta tutta a mano, intagliando e cucendo ad intarsio tessuti di diversi colori.

Quelli tradizionali della base sono il nero, il marrone e l’arancione mentre i disegni, geometrici o rappresentativi di scene di vita o di animali, sono coloratissimi.

La spiaggia di poppa di Aquarius è un’esplosione di colori.

Trattenendoci ne prenderemo ben 19, buona parte delle quali montate in due composizioni che andranno appese a prua, ma ne avremmo prese molte di più.

Il montaggio delle composizioni richiede un po’ di tempo ed offriamo a Venancio ed al suo amico qualcosa da mangiare. Ieri sera ho fatto la pizza e mi sembra una buona idea. I due non conoscono la pizza: Venancio rifiuta e preferisce del pane mentre il più giovane accetta con piacere. Ne mangerà ben due fette, e di gusto anche!

Parliamo di diverse cose e soprattutto di delfini. I Kuna pensano che siano qui per proteggere gli uomini e ci confermano una forte presenza tra le isole.

Impariamo le nostre prime parole Kuna: pesce = hua, delfino = huaka, balena = baka

Sappiamo che ci rivedremo e che questa incredibile esposizione si ripeterà a bordo molte altre volte. Venancio ci lascia il suo numero di cellulare, da poco attivo qui nelle isole, e ci invita a chiamarlo quando riceviamo visite.

Con gentilezza ci ringrazia per gli acquisti e per il cibo. Sentiamo in loro una profonda tranquillità e rispetto. Cose a cui avevamo un po’ perso l’abitudine. Grazie!













mercoledì, dicembre 02, 2009

Runner Island

Noterete il nome “poco Kuna” dell’isola che viene dal nome della barca di Ray, un canadese/americano che vive qui da dodici anni ormeggiato davanti alla “sua” isola.

Ogni giorno dedica due ore a pulire, tagliare le foglie secche, rastrellare spiaggia e sottobosco, bruciare sterpaglie e con l’occasione la gente delle barche ne approfitta per bruciare i rifiuti.

L’isola è di una bellezza mozzafiato. Un giardino tropicale con il terreno rivestito di una sorta di prato all’inglese di erbetta ispida, così pulito che ci si cammina piacevolmente a piedi nudi.

Dopo anni di isole belle, beh posso dire che questa prende a pieni voti il primo posto.

Questa mattina scendendo a terra abbiamo visto una aquila di mare, sorta di grande razza, saltare più volte fuori dall’acqua.

Tutt’intorno una grande barriera corallina protegge l’ancoraggio e sicuramente provvede pesce per i pescatori locali e per quelli delle barche.

Capisco cosa ha motivato Ray a trascorrere qui gli ultimi dodici anni.

Grazie Ray per il tuo lavoro.
































martedì, dicembre 01, 2009

San Blas!

Verso le quattro del mattino il vento é diminuito ed é girato in poppa. Orziamo diverse volte per mantenere andatura e velocità, ma prima che sorga il sole dobbiamo chiudere il genoa e mettere motore. Speravamo davvero di galoppare a vela fino all’arrivo.


Siamo 30 miglia da Cayo Holandes quando un incontro formidabile ci conferma una teoria che avevamo da tempo. Una pinna nera supera Aquarius e senza sforzo si mette sotto la prua. Qualche evoluzione e poi…un salto! Completamente fuori dall’acqua a pochi metri da noi.

Neanche il tempo di prendere la macchina fotografica che un secondo siluro nero lungo almeno 5 metri si mette al nostro fianco. La sagoma è affusolata e potente. Sono due Pseudorche, madre e figlio, e ci hanno appena dato, in questa regione così poco conosciuta dal punto di vista cetaceo, un benvenuto dei più desiderati e calorosi.

A meno di 10 miglia ad Holandes avvistiamo un gruppo di stenelle maculate che rapidamente ci circonda. Saltano e si contendono il baffo di prua come tutti gli individui della loro specie. Una mamma con il suo cucciolo nuotano in perfetta sincronia appena a dritta della barca. Il piccolo ha appena pochi mesi ed è una meraviglia vedere come sta incollato alla madre mentre fanno rapide evoluzioni a prua di Aquarius.

Cominciamo ad intravedere le prime isole, o meglio le palme da cocco che le ricoprono. Ne vediamo molte verso sinistra ma nulla in direzione della nostra meta.

Ce ne stiamo belli spaparanzati a poppa all’ombra delle vele ed ogni tanto allunghiamo il naso cercando le “nostre” isole.

Siamo col fiato corto perché il sole sta calando e noi, all’arrivo, dovremo attraversare una serie di reef che ostruiscono l’ingresso. Il cielo è appena nuvoloso e basta davvero poco per ritrovarci obbligati a dar fondo fuori dalla baia fino a domattina.

Eccole! Finalmente ci siamo! Vediamo la meta di questo lungo viaggio prendere rapidamente forma sull’orizzonte. Isole, palme, reef frangenti. Una barca incagliata spunta in mezzo alle onde sulla barriera e ci vengono i brividi al pensare di come un bel sogno possa infrangersi così, in un lampo, per un semplice ritardo sulla tabella di marcia.

Dai, abbiamo ancora una buona luce!

Doppiamo Tiadup, all’estremita sud est del gruppo che forma i Cayos Holandes orientali, passiamo la prima secca e…siamo in paradiso!

Il mare turchese cangiante è cristallino e le passe si vedono chiaramente. Tutt’intorno piccole isole di sabbia bianca coperte di palme, sí ma non come uno s’immagina! Sono davvero piene di palme da cocco da non saper più dove metterne.

Proseguiamo l’entrata, passiamo un reef che sporge da Piriadup, poi accostiamo verso Banedup lasciando le due secche sulla sinistra.

Qualche barca ormeggiata. La gente ci saluta. Arriviamo in uno specchio d’acqua con tre metri di profondità e diamo fondo all’ancora. Tutt’intorno i colori del reef ed il silenzio rotto solo dalle onde che si infrangono sulla barriera.

Siamo li, tutti e tre a guardarci intorno senza parole.

E’ come se tutti i posti più belli che abbiamo visto durante i nostri viaggi si fossero riuniti qui.

Ripensiamo alla prima volta in cui ci siamo detti: “e se andassimo a San Blas?”

Ed ora eccoci qua amici! Ce l’abbiamo fatta!

Siamo arrivati in fondo a questo viaggio a lungo desiderato, pronti ad iniziare una nuova avventura alla scoperta di queste isole meravigliose.